La Grazia di Paolo Sorrentino
In questa incertezza chi è in grado di starci?
PSICOTERAPIA
Gionata Merico
2/24/20263 min read


La Grazia di Paolo Sorrentino
“In questa incertezza, chi è in grado di starci?”
Sembra questo il filo rosso che attraversa l’intero film di Paolo Sorrentino.
In un certo senso e con uno slancio in avanti, l’incertezza di alcune questioni esistenziali è il filo rosso che attraversa qualsiasi percorso di psicoterapia, che si scelga di averne a che fare o meno.
L’incertezza che caratterizza le nostre domande ancora prima delle nostre risposte.
Se l’intera esistenza si ascrive al registro dell’incertezza, vivere comporta inevitabilmente farne i conti.
Come tollerare dunque l’incertezza del vivere?
Come tollerare l’angoscia che deriva da tale incertezza?
La grazia di Paolo Sorrentino si staglia come tentativo di destreggiarsi nelle nostre vite incerte e nella possibilità di rispondere alla domanda “di chi sono i nostri giorni?”.
Un tentativo di avere a che fare, con grazia, con l’incertezza che è la vita e, per i più fortunati, magari farne anche qualcosa.
Chi ha scelto di intraprendere un percorso di psicoterapia conosce bene la quota di frustrazione che consegue dal non riuscire a darsi una risposta.
Come tollerare l’incertezza della risposta e, ancor prima, della domanda stessa?
Tutto ciò ha a che fare con una profondissima esperienza interiore di vuoto e di pienezza ad un tempo solo.
Perché non riesco a stare meglio?
Perché non riesco ad amarmi?
Perché non riesco a gestire le mie emozioni?
Perché la mia vita va a rotoli e io non ho il coraggio di cambiarla?
Perché non riesco ad essere felice?
Se a tutte queste domande non c’è una risposta universale e certa, allora vale la pena di provare a nuotare in quel mare d’incertezza che è la nostra vita, ponendo l’accento sulle scelte più che sulle risposte, servendosi della facoltà dello sguardo curioso.
Se l’intera nostra vita oscilla come un pendolo tra il desiderio e la paura, per interrompere il ritmo perpetuo dell’assenza di movimento, per non essere fagocitati da questa stasi dell’animo, occorre assumersi la responsabilità di scegliere e occorre farlo con grazia e leggerezza, ponendo fine ai giudizi tagliati con l’accetta. Quest’ultima millanta certezze quando non ha nulla di certo se non il fatto che potrà rivolgersi contro di noi.
In tutti i film del cineasta partenopeo, i personaggi si misurano con le proprie miserie e le proprie nobiltà, con i propri vizi e le proprie virtù, con le proprie fragilità e la complessità propria dell’esistenza.
Giunti a questo punto, proviamo a rivolgerci una domanda.
Cosa ci consentirebbe di tollerare l’angoscia dell’incertezza, dunque dell’esistenza?
Rispondendo con Sorrentino, potremmo dire la grazia.
Scegliere di trattarsi con grazia e leggerezza significa tentare di navigare nelle torbide acque profonde della nostra vita, con le sue incessanti domande e angosce.
E per farlo occorre scegliere di imbarcarsi sulla stultifera navis, che è la nave dei folli, la nave della curiosità, la nave di coloro i quali hanno avuto il coraggio di lasciarsi andare al ritmo dissennato dell’esistenza piuttosto che tentare un goffo controllo di ciò che per definizione non può essere controllato.
Solo assumendosi il coraggio di questa scelta possiamo sentire il permesso di abbassare le spalle e fare un respiro profondo, nel desiderio di essere liberi.
Spesso, capita di perdersi nella ricerca di risposte a domande forse un po’ troppo velleitarie.
Altrettanto spesso, ci si rivolge alla psicoterapia supponendo che chi la eserciti possieda tali risposte e che, come un deus ex machina, possa risolvere l’enigma della nostra esistenza al posto nostro.
Fortunatamente, e con tutta la fatica che comporta, forse questo compito non spetta nemmeno a ciascuno di noi.
Ma allora, come ci si destreggia tra le incertezze dell’esistenza?
L’ultimo film del cineasta partenopeo sembra volerci suggerire che la grazia, intesa come un atto di concessione amorosa verso se stessi quindi in grado di profondersi anche tra gli altri, può irrompere nella nostra vita come un fulmine a ciel sereno, proprio come un’insight irrompe nella stanza di terapia e ci svela una verità nascosta di noi stessi che abbiamo sempre saputo e abbiamo sempre in qualche modo scelto di non vedere.
Ciò è possibile solo mediante un atto di estrema leggerezza nei confronti di se stessi, solo se scegliamo di mettere da parte giudizi severi e di concederci la grazia.
La grazia ci concede la libertà che abbiamo sempre desiderato e che non siamo mai riusciti a donarci.
Concedersi la grazia significa in qualche misura scegliere di abbandonare lo sguardo del giudizio e abbracciare quello della comprensione, prima di noi stessi e poi del mondo.
Concedersi la grazia significa scegliere di affrontare la pesantezza dell’incertezza con la leggerezza del coraggio, l’angoscia dell’esistenza con la quiete della curiosità, l’affanno e l’inquietudine con la libertà di respirare.